Il partito delle Le Pen e i ballottaggi. L’hashtag è quello: #vinciamopoi

21 AGO 20
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Al direttore - A proposito del suo articolo su Roma e Grillo la si può buttare in battuta: il fascino dell’orrido, il brivido dell’ignoto hanno una loro forza d’attrazione. Razionalizzando, per quello che la politica consente: il problema di Roma è tutt’uno con quello nazionale. Divagazioni folcloristiche locali non sono il nocciolo del problema. Purtroppo la botte dà il vino che ha.Un Pd ancora tutto da definire compiutamente, un governo i cui componenti hanno finalità diverse tra loro, un’opposizione politicamente in confusione, i 5s una mina vagante ma politicamente inutile, un clima generale dominato da interessi settoriali e di sopravvivenza. Paradossalmente, estremizzando, perché si indebolisca il partito delle regioni e dei localismi sarebbe meglio, per Renzi e il governo che Milano, Napoli, Torino, Roma passassero di mano piuttosto che diventassero roccaforti antirenziane. Si creerebbe un diverso clima di fondo. Poi? A forza di battere la testa nel muro, forse, rinsaviremo un po’. Comunque tempi lunghi.
Moreno Lupi
Al direttore - “Questa è anzitutto una guerra intrasunnita”, dice Emma Bonino alla Stampa. Un tempo l’ex ministro degli Esteri, gran fautrice del deal iraniano, insisteva invece su “una guerra tra sunniti e sciiti”. Dettagli a parte – del tipo Bataclan o San Bernardino, dove sciiti e sunniti tra le vittime pare ce ne siano ben poche – sorge un dubbio: dunque il fattore religioso c’entra qualcosa con l’impazzimento fondamentalista?
Sebino Caldarola
Al direttore - A chi strenuamente non vede o non vuol vedere che c’è un problema religioso nell’islam radicale almeno possiamo dire che questo gruppo religioso crea nel mondo una pletora di pazzi poveri o meglio di poveri pazzi?
Vittorio Dindelli
Al direttore - Lei sapeva che il fondatore di Repubblica, come la Motorizzazione civile per la patente di guida, è l’unico autorizzato a fornire la patente di democratico al cittadino italiano? Nell’imperdibile predica domenicale del 6 dicembre scorso, el fundador, oltre che tracciare il solco (le origini non si scordano mai), della futura linea editoriale del giornale, scrive riferendosi a gente del calibro di Dossetti e De Gasperi: “Erano cattolici ma profondamente democratici”. Capito, cattolici ma profondamente democratici. Non si può non fidarsi del suo giudizio, anche perché nello stesso periodo in cui qualche cattolico era in esilio, in galera o si doveva nascondere, lui, insieme a qualche cattolico non profondamente democratico, scriveva sui giornali fascisti e su quelli che difendevano la razza ariana. Ancora con ’sta storia, dirà lei, vabbè, ma non ho cominciato io.
Valerio Gironi
Al direttore - Alla luce dei risultati delle elezioni francesi che vedono il poderoso avanzamento del Front national, non riesco proprio a immaginarmi come la Francia repubblicana e gollista, così come l’abbiamo conosciuta, possa in futuro esprimere anche un presidente della Repubblica proveniente da quel movimento. Mi rifiuto di credere come la terra che ha diffuso il pensiero illuminista nel mondo intero e che ha vissuto, sul suo stesso suolo, l’unica vera rivoluzione repubblicana dell’èra moderna possa buttarsi tra le braccia di una destra tendenzialmente xenofoba e razzista che in quest’ultimi tempi si sta purtroppo e sempre più diffondendo in questa Europa senza identità politica e prospettive sociali.
Vincenzo Covelli
I ballottaggi di domenica prossima, in Francia, sono perfetti per capire come sta cambiando il mondo, non solo in Francia: un Parti de la Nation contro un Partito delle Le Pen. Tutto può succedere, naturalmente, ed è difficile avere certezze, ma vedrete che per il Partito delle Le Pen, in Francia così come nel resto d’Europa, e soprattutto in Italia, l’hashtag che verrà utilizzato dopo i ballottaggi sarà sempre quello: #vinciamopoi.